Saudade: la parola che racconta tutto il Portogallo
La parola che non si traduce in nessuna lingua. Cos'è la saudade, da dove viene, perché è l'anima del Portogallo e dove si sente più forte durante il viaggio.
Esiste una parola portoghese che non si traduce in nessun'altra lingua. Si pronuncia sa-u-DÀ-dze, è femminile, ed è la cifra emotiva di un intero popolo. Saudade. È la nostalgia per qualcosa che hai perso o che non hai mai avuto, è il desiderio dolce-amaro di un'assenza, è il sentimento che ti coglie davanti al mare guardando le navi partire. Per chi viaggia in Portogallo, capire la saudade significa capire perché il paese è quello che è.
L'origine della parola
La parola "saudade" deriva dal latino solitas, "solitudine", attraverso il latino volgare solitate(m). Compare per la prima volta nei documenti portoghesi nel Duecento, ma la sua codificazione letteraria avviene con il Cinquecento e il poeta Luís de Camões, autore dei Lusiadi. Camões scrive saudade come se fosse un personaggio: la nomina, la descrive, la fa parlare. Da quel momento, la saudade diventa un concetto chiave della cultura portoghese, codificato nella poesia, nella musica e nel modo stesso di stare al mondo.
Cosa significa esattamente
La saudade non è esattamente nostalgia. La nostalgia è ciò che provi per il passato, per qualcosa che hai vissuto e ora ti manca. La saudade è più ambigua: include la nostalgia ma la trascende. Si può provare saudade per:
- Una persona che è morta o lontana (saudade come rimpianto).
- Un luogo dove hai vissuto e a cui non puoi tornare (saudade dell'esilio, sentimento centrale per i milioni di portoghesi emigrati nel mondo).
- Un'epoca della propria vita, anche se non è particolarmente bella (saudade della giovinezza).
- Qualcosa che non hai mai avuto e non avrai mai (saudade dell'inafferrabile, la più portoghese di tutte).
Il filosofo Eduardo Lourenço scrisse che la saudade non è il rimpianto, ma "la presenza dell'assente": è ciò che resta quando qualcosa non c'è più ma continua a essere reale dentro di te.
Saudade e mare
Non è un caso che la saudade sia diventata sentimento nazionale di un paese affacciato sull'oceano. Per cinque secoli il Portogallo è stato la nazione che parte: navigatori del Quattrocento e Cinquecento (Vasco da Gama, Magellano, Pedro Álvares Cabral), commercianti del Seicento e Settecento, emigranti dell'Ottocento e Novecento (verso il Brasile, la Francia, gli Stati Uniti, la Germania, la Svizzera). Ogni partenza generava una saudade: di chi parte verso casa, di chi resta verso chi se n'è andato. Il mare, da sempre, è il simbolo della saudade portoghese.
Saudade e fado
La saudade è il tema centrale del fado, il canto popolare di Lisbona. Centinaia di canzoni di fado parlano di assenza, di amori finiti, di porti che si guardano partire, di destino. Quando una fadista canta sulla chitarra portoghese una saudade, l'intera sala si ferma: la lingua portoghese, con le sue vocali aperte e le sue dolci consonanti, sembra fatta apposta per cantare l'assenza. Amália Rodrigues registrò saudade così potenti che Pessoa la chiamò "la voce del Portogallo".
Saudade e letteratura
La saudade attraversa cinque secoli di letteratura portoghese. Luís de Camões la canta nei Lusiadi e nei sonetti. Almeida Garrett nell'Ottocento scrive un intero libro intitolato "Folhas Caídas" che ne è una lunga meditazione. Fernando Pessoa nel Novecento la trasforma nel sentimento di tutti i suoi eteronimi: in Bernardo Soares (autore del Libro dell'inquietudine) la saudade è una nebbia permanente. José Saramago, premio Nobel 1998, la cita nei suoi romanzi come matrice di tutto il pensiero portoghese moderno.
Saudade e camminare
Esiste una saudade specifica del camminare. Quando attraversi a piedi un paese intero come il Portogallo, ogni tappa che lasci dietro le spalle genera una piccola saudade: di un panorama, di un alloggio, di una persona incontrata in tasche di villaggio. È un sentimento sano, fatto di pieno e non di vuoto: hai vissuto qualcosa, lo hai perso, ma resta in te. Molti camminatori dicono che il vero pellegrinaggio inizia non quando si parte, ma quando si torna a casa, e la saudade del cammino dura mesi.
Come abbinarla a un viaggio Trilhos
Non è una sezione che si possa "prenotare". La saudade non è un'esperienza turistica, è qualcosa che ti capita addosso lungo il cammino o davanti a un panorama, senza preavviso. Ma esistono luoghi che la rendono particolarmente forte: il Padrão dos Descobrimentos a Lisbona, dove sono scolpiti i navigatori; il Cabo da Roca, il punto più occidentale d'Europa, dove l'oceano sembra continuare all'infinito; il miradouro di Santa Luzia ad Alfama al tramonto; il porto di Lagos da cui partivano le caravelle; e qualsiasi tasca di villaggio dove un anziano canta una vecchia canzone. Trilhos può inserire questi luoghi nelle tappe di trasferimento dei tuoi cammini.
Il consiglio finale
La saudade non si studia, si vive. Quando torni a casa dopo un viaggio in Portogallo e ti accorgi che ti manca qualcosa che non sai nominare (forse la luce, forse il rumore dell'oceano, forse una tasca dove hai mangiato sardine), quella è saudade. È la prova che il Portogallo ti è entrato sotto la pelle. E come dicono i portoghesi: "Quem sente saudade já lá esteve". Chi prova saudade è già stato lì. Trilhos ti accompagna nel viaggio: poi la saudade fa il suo lavoro da sola.
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